Sabato, 16 Aprile 2016

Democrazia "ad esclusione"

Referendum, comunali: il voto che allontana.

Le cose, in Italia, vanno così. Ed anche da parecchio tempo. Si indicono referendum insensati per supplire ad assurde mancanze legislative. Consultazioni che hanno possibilità pari a zero di raggiungere il quorum dei cinquanta più uno degli iscritti al voto, come in effetti è avvenuto per la larga maggior parte delle ultime votazioni in cui il popolo è stato direttamente chiamato in causa.

Un premier che invita la gente ad andare al mare (un déjà vu dello Stivale), auspicando il fallimento del voto, appunto, per mancanza di elettori alle urne. Non siamo mai stati teneri con Matteo Renzi, ma stavolta - almeno nella sostanza: nella forma è al solito assolutamente censurabile - potrebbe aver ragione: almeno fosse stato un chiaro pro o contro le trivellazioni a dodici miglia marine dalla costa oppure in senso assoluto, si sarebbe potuta fare una scelta di campo in base alla singola opinione in merito. Così com'è, invece, è solamente un referendum "tecnico", del quale alla maggioranza degli italiani importerà talmente poco da non sentire nemmeno il bisogno di informarsi compiutamente. L'unica cosa certa sono i milioni di euro (tanti...) spesi per imbastire questa superflua domenica elettorale di Aprile. Il fatto poi che si viva in Italia rende il tutto abbastanza divertente ma fino ad un certo punto. La trivellazione fino ad esaurimento giacimenti o fino al termine delle concessioni diventa un fatto politico, con le opposizioni schierate per il sì solo per andare contro il Presidente del Consiglio. Anche quelli che, in teoria, dovrebbero garantire gli interessi economici nazionali prima di ogni altra cosa, come il partito liberista - si fa per dire - de noantri ancora chiamato Forza Italia. La logica non dimora più qui, se anche l'altro Matteo, al secolo Salvini, si scopre "ecologista" dell'ultima ora. Una battaglia sull'ambiente che, al solito, trasfigura nella farsa di una politica sempre più arlecchinesca, dai mille volti imperscrutabili. Il risultato tangibile di tutto ciò è l'inevitabile allontanamento dei cittadini dalla politica attiva. Percentuali di astensionismo che hanno già raggiunto vette impronosticabili, con la tendenza che racconta persino di un aumento. E la questione non riguarda certo solo un referendum del tutto opinabile, ma anche le imminenti comunali. Soprattutto a Roma, dove è in atto una sorta di scellerata gara a perdere. Pare che nessuno, nonostante una miriade di candidati circensi, abbia voglia di raccogliere la classica patata bollente della Capitale. Quanti non si sentono rappresentati dai vari Giachetti, Raggi, Meloni, Bertolaso, Marchini e compagnia non troppo bella? Arriveremo al punto che la democrazia diretta sarà affare di pochi. Un ristretto numero di "eletti" che eleggerà un ristretto numero di "eletti" senza alcuna validità morale di mandato. Perdonate il gioco di parole ma il traguardo imminente sembra proprio sia questo. Per la gioia di coloro che - un nome per tutti in primis: Matteo Renzi - ambiscono, con tutte le loro forze, a delle consultazioni elettorale intime, per così dire "tra amici". Pochi ma buoni alle urne. Ovviamente buoni solo per loro.

 

Quotidiano Pubblico

Letto 909 volte

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.

Per precisa scelta editoriale questo sito non emette alcun tipo di cookies di profilazione