Sabato, 06 Agosto 2016

La lunga estate torrida

Tra Isis e Pokémon l'eterno caos del nostro presente.

La guerra asimmetrica fa paura. Il fatto che l'Isis riesca a reclutare gente per falciare vite innocenti del tutto ignare del pericolo, è una cosa che dovrebbe atterrire. In Francia e ovunque. Invece, dopo attimi di smarrimento, la giostra ricomincia a girare. Perché così vuole l'ordine delle cose.

Un ordine dettato dal denaro e da una sete di consumo continuamente alimentata. Le medesime regole che portano un kamikaze - perlopiù giovane, di sesso maschile - a sacrificare la propria esistenza per ottenere quanti più morti possibile in un paese che magari è anche il suo e un ventenne, trentenne o persino quarantenne armato di cellulare a cacciare Pokémon in giro per la città di appartenenza, se non oltre. Addirittura nel mondo. Altra faccenda che dovrebbe spaventare a morte quel che resta della parte sana di una società, una volta appurato il superamento del cosiddetto punto di non ritorno. Tutto inutile: a coloro che stabiliscono i dogmi di un gioco che finisce per confondere il grave con il superficiale, l'ultimo confine prima della fine con l'effimero di una bravata buona per uno scherzo tra amici, non importa nulla delle reazioni di massa. Ciò che conta è specularci sopra. Creando divisione e istupidimento; che poi sono i fattori determinanti per qualsiasi ipotesi di destabilizzazione, prima locale ed eventualmente globale. Gioiscono gli estremi. In Francia, patria europea del melting pot, lo scopo di una divisione irreversibile tra cittadini doc ed immigrati magari di seconda o terza generazione pare a portata di mano, con un'eventuale vittoria politica dei lepenisti a sancirne l'ufficialità. Negli Stati Uniti - sempre nazione leader nel mondo, piaccia o meno la cosa - l'ombra di un fantasma di nome Donald Trump si staglia sempre più dalle parti della Casa Bianca, fenomeno sottovalutato come spesso accade in questi casi. E non dovrebbe fungere da alibi, nell'ambito di una scelta del genere, il fatto che l'alternativa sia tra un candidato sbagliato (Hilary Clinton, percepita dai più, anche tra i democratici, come tutrice presidenziale del marito Bill, dall'operato non certo memorabile) ed uno pessimo, che predica un'America sicura a suon di muri divisori ed uscite verbali sui musulmani che farebbero sorridere bambini dell'asilo. Probabilmente gli stessi ai quali George W. Bush - la cui "statura presidenziale" probabilmente rimpiangeremo in caso di vittoria di Trump - leggeva favolette nel mentre due aerei si schiantavano sulle Twin Towers newyorchesi il fatidico undici settembre 2001. Con tutto ciò che ne è seguito.
Davvero suona paradossale che ora Trump, a fini elettoralistici, accusi Obama e la Clinton di aver creato l'Isis, dopo i danni creati dal suo possibile predecessore repubblicano alla carica presidenziale. Ma tant'è. Ognuno crede a ciò che vuol credere; pure che sia il caso di affidare un arsenale nucleare di prim'ordine ad un tipo da cui si farebbe molta fatica ad acquistare una bicicletta di seconda mano, subodorando la fregatura.
Comunque l'ottimismo resta sempre il sale della vita (ci perdoni il poeta Tonino Guerra se usiamo un po' ironicamente il suo celeberrimo slogan) e non bisogna aver paura: qualche nuova arma di distrazione di massa è già all'orizzonte e defunto un Pokémon se ne troverà un altro. I fatti di tendenza non finiranno mai. L'importante è non riflettere più di tanto su quello che ci accade intorno. Perché tanto ci riguarda fino ad un certo punto, mai oltre.

 

Quotidiano Pubblico

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