Lunedì, 22 Giugno 2015

Welcome to Italy

Un sabato qualunque, a raccontare l'Italia ai turisti.

Mettiamo una coppia di turisti nordici, due dei tantissimi che popolano le strade di Roma in questo giugno dell'anno di gloria 2015. Stanno transitando dalle parti di piazza San Giovanni, sabato 20 nella tarda mattinata. Osservano un po' stupiti ma in fondo divertiti il gran numero di persone assembrate nella piazza suddetta. Poi chiedono ad un passante se è a conoscenza del motivo di tale situazione. Il passante in questione sono io.

Conosco la risposta e la fornisco senza esitazione. Dico loro che si tratta di un raduno in difesa della visione tradizionale di famiglia, secondo loro minacciata dalla possibile regolarizzazione delle cosiddette "unioni civili", cioè rapporti di convivenza senza distinzioni di sesso. La mia risposta sembra sommare in loro incredulità a stupore. "Ma voi state pensando di legittimare i matrimoni omosessuali?" mi chiedono in un inglese piuttosto comprensibile. "Da noi sono una cosa naturale...". Alla seconda domanda da parte loro non so da dove cominciare a rispondere. Intanto sorrido, cosa che crea sempre una certa empatia. E non conta se il sorriso è frutto d'imbarazzo. Scuoto la testa in senso di diniego. No, una legge a favore dei matrimoni gay non è assolutamente all'ordine del giorno. Spiego che l'Italia è un paese a larghissima maggioranza cattolica, in cui il Vaticano esercita anche una certa influenza sugli affari interni, così la politica si guarda bene dal mettere il naso in certe questioni che potrebbero irritare l'enclave papale a Roma. Nella fattispecie si tratterebbe solo di concedere determinati diritti a coppie che convivono al di fuori del matrimonio. I due, sui quarant'anni, si bloccano come fossero in stand by per qualche istante. Poi parlano. "Noi non siamo sposati, ma è come se lo fossimo. A tutti gli effetti". Sarei tentato di rispondere loro che per un uomo ed una donna, quali loro sono, può andar bene anche questa soluzione, ma non lo faccio. Me la cavo con un "Buon per voi", sperando che i due salutino e vadano per la loro strada. Non è così. "Non ho ben capito una cosa" dice lei. "Perché organizzare una manifestazione contro qualcosa che non si avvererà mai?". Ok, siamo arrivati al punto. Premettendo loro che abbiamo massima libertà di manifestare su ogni argomento (democrazia di facciata), sulla questione dei diritti individuali siamo paurosamente indietro. Il nero resta nero, il giallo resta giallo, il frocio resta frocio, la lesbica resta lesbica e il transgender è considerato alla stregua di un appestato. Abbiamo, noi italiani, una visione un po' schematica delle cose, amiamo le semplificazioni e siamo felici quando qualcuno, non necessariamente dotato di intelletto superiore, ci conduce per mano. Verso dove non si sa, ma l'importante è che lo faccia. Poi ogni argomento viene grossolanamente strumentalizzato a fini personali ed elettorali. Dovrei fare qualche nome ma mi astengo, tanto sicuramente non li conoscono. Rimangono interdetti. Poi lui azzarda timidamente: "Mussolini?". Beh, può essere considerato un esempio, gli dico. La conversazione pare rinnovarsi d'interesse. "Ma il vostro attuale primo ministro non è di sinistra?" mi chiede lui incuriosito. Vorrei fuggire via. Sì, diciamo che lo sarebbe in teoria. Ma in concreto le cose stanno un po' diversamente. Il programma che sta applicando si può definire in moltissimo modi tranne che di sinistra. Pensano che la mia sia una battuta e ridono. Hanno ragione. Delle nostre contraddizioni innate e irreversibili meglio sorridere. Aggiungo che al momento Renzi è troppo occupato a provare a far cadere il sindaco della Capitale per pensare anche allo spinoso problema delle famiglie di fatto. Mantenere lo status quo può essere una scorciatoia molto comoda. Vedo che non comprendono ma pazienza. Lei: "Allora il sindaco di Roma è di destra?". Non esattamente. Appartiene al medesimo partito politico del premier. Ma vedete, dico loro ormai ridotto alla più cupa frustrazione, in Italia parlare di destra o sinistra non ha più alcun senso. Il modo di pensare conservatore e fondamentalmente qualunquista è ormai impossibile da intaccare. Benvenuti in Italia, voi che presto la lascerete.
Mi ringraziano, mi porgono la mano e si allontanano per vie traverse, facendo attenzione a non mescolarsi con la gente che affolla la piazza.

 

Davide De Santis
Roma

Letto 940 volte

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.

Per precisa scelta editoriale questo sito non emette alcun tipo di cookies di profilazione