Mercoledì, 02 Settembre 2015

Un romanzo da leggere

In "Fior della tua pianta" pathos e riflessione.

Non siamo soliti, dalle virtuali pagine di questo giornale, scrivere di narrativa. Anzi, si tratta della primissima volta. Però la sentiamo necessario, poiché è stato pubblicato un romanzo, scritto da un autore ancora poco conosciuto, che ha colto nel segno per maturità stilistica e, soprattutto, universalità dei contenuti.

"Fior della tua pianta" di Dario Gigante - scrittore poco più che trentenne - è un libro incentrato sulle passioni umane. Quelle d'amore, notoriamente poco controllabili. Quelle puramente istintive, che lo sono ancora meno. Ma anche quelle più sottili, capaci di portare l'essere vivente verso lidi sconosciuti, propri più di entità diaboliche che di persone appartenenti al consorzio di uomini e donne. E, tanto meno, del medesimo sangue, come accenna sagacemente il titolo del romanzo stesso. Il quale riserva assai più di una sorpresa. A partire da un'ambientazione tardo ottocentesca in una Trieste che pare sospesa in un limbo indefinito, estremamente curata dal punto di vista di uno stile capace di adattarsi come un guanto a ciò che viene descritto con dovizia di particolari interiori ed esteriori. Nonché, particolare tutt'altro che irrilevante, abilmente sdoppiato temporalmente, che vede un Italia del nord-est dapprima ancora sotto l'influenza austriaca - il protagonista stesso è di discendenza asburgica da parte di padre - alternarsi ad una Roma simbolizzante la quasi impossibile ricerca di un'identità politica compiuta. Un duplice sfondo che fa da specchio al tortuoso percorso esistenziale di Amedeo (questo il nome del personaggio principale), ragazzo e uomo di estrazione intellettuale destinato a scontrarsi, privo di cinture di sicurezza, con le contraddizioni della vita portate fino alle più estreme conseguenze.
Il romanzo di Dario Gigante è un racconto di (de)formazione che pare segnato da un Destino ineluttabile. In primo luogo quello di uno scrittore in erba che pensa di poter controllare ogni aspetto della propria esistenza, nel nome della razionalità che appartiene al suo ceto, iniziandosi alle passioni carnali - con una piacente vedova triestina - senza colpo d'amore ferire, trovando poi nell'universitaria Adele la fanciulla ideale da fidanzare ed eventualmente sposare. L'effimera stabilità è destinata rapidamente alla frantumazione quando il ruolo paterno entra, forse per la primissima volta nella narrazione, nel vivo dell'esistenza di Amedeo. "Fior della tua pianta" è anche la descrizione di un rapporto malato, di una rivalsa in famiglia consumata nei modi più assurdi e atroci possibili. Come in un thriller psicologico dallo scavo sottotraccia ma tutt'altro che esile, la figura di riferimento paterno viene "retrocessa" dall'autore prima al ruolo di rivale nel campo letterario, quando Amedeo col suo primo ed unico romanzo pubblicato conosce quel successo al genitore sempre negato, con sua massima frustrazione; poi in quello di autentico nemico, nel colpo di scena finale da non svelare che giunge a chiudere, in modo tragico e definitivo, la catena di ipocrisie e menzogne per aprire in Amedeo la fase dell'età adulta, contrassegnata dall'amara consapevolezza del vissuto. Un libro da leggere d'un fiato anche per la sua struttura narrativa "ad imbuto", tanto minuziosa nella ricostruzione storica quanto coinvolgente nel resoconto morale di una discesa negli inferi che trascende la sua dimensione simbolica per approdare ad un realismo perfettamente in grado di generare inquietudine in chi legge. Poiché, in fondo, l'approdo di "Fior della tua pianta" segna il punto di non ritorno di una delle verità maggiormente sgradevoli esistenti nell'umana natura: l'essenza di un uomo, in questo caso persino di un consanguineo, resta del tutto inconoscibile, imprevedibile nelle sue reazioni ancora più aberranti quando non espresse da una forma di violenza fisica. L'amore, insomma, può far rima con l'orrore della menzogna studiata ad arte. Accade nel romanzo come nella vita di tutti i giorni, sulla pelle di ognuno. E l'abilità di Dario Gigante è stata esattamente quella di colorare di assoluta verosimiglianza, attraverso la sublime arte di una scrittura raffinata senza mai cedere al manierismo, una vicenda narrativa i cui innumerevoli sottotesti non si esauriscono certo ad un'unica lettura.

 

Daniele De Angelis
Roma

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