Venerdì, 02 Ottobre 2015

Porte aperte

Immigrazione, falsi problemi e strumentalizzazioni.

C'era una volta un periodo storico, precisamente durante il fascismo, in cui in Italia circolava la leggenda che si potesse dormire con le porte aperte, visto l'azzeramento della criminalità. E magari qualcuno lo faceva anche, in nome della totale adesione all'ideologia.

Ora non è più questione di pensiero politico, anche e le strumentalizzazioni abbondano. Adesso si parla di paura, irrazionale come ogni pulsione immediata. Le porte, sia fisiche che metaforiche, devono obbligatoriamente rimanere chiuse. Le prime a causa del malessere sociale sempre più visibile, che aumenta il tasso di delinquenza. Per quanto riguarda le seconde si tratta di tutt'altro discorso. Si ha timore del diverso, della razza dalla differente pigmentazione, credo religioso e costumi. Perché l'orda globale è in movimento e le ondate d'arrivo di immigrati si fanno sempre più massicce. Il mondo cambia in avanti la propria struttura, mentre la mentalità generale fa il percorso inverso: regredisce nel nome di un conservatorismo di convenienza. Riuscire a differenziare sarebbe ottima cosa: disciplinare i flussi migratori in entrata di coloro che cercano un futuro migliore potrebbe essere argomento di seria discussione; accogliere un'umanità che fugge da guerre, violenze assortite e chissà cosa altro (vedere il regime di terrore imposto dall'ISIS, ad esempio...) dovrebbe essere un dovere senza se oppure ma. Ovviamente non è così e non lo sarà mai. Anche per tale motivo il business operato dai trafficanti di esseri umani cresce quasi incontrastato, seguendo le esecrabili leggi del mercato. Dove c'è richiesta, c'è offerta. Alle loro turpi condizioni, che prevedono imbarcazioni di fortuna - verso le nostre coste - e rischi inauditi per chi ci sale sopra. Si rischia la vita per la fuga da terra, per poi morire in mare. Si vedono foto scioccanti di minuscoli cadaveri distesi sulle spiagge. Partono le effimere catene di indignazione sui vari social network, che durano lo spazio di pochi giorni. La politica - deludendo soprattutto chi vagheggiava di un Europa unita e solidale, capace di muoversi come un corpo unico su determinate tematiche - resta inerte, frammentata in egoismi di facciata in cui si distinguono proprio i paesi da poco entrati, quelli dell'est Europa. Proprio le popolazioni che hanno conosciuto le terribili asprezze delle varia dittature del secolo scorso ora parlano di muri da erigere a protezione della propria identità nazionale, nel segno di un riflusso forse troppo facile da comprendere. Nonché testimonianza ulteriore che l'Europa, così com'è, è solo un contenitore di paesi tenuto in piedi da interessi economici e null'altro. Ma altro, molto altro, ci vorrebbe. Magari un piano concertato, che veda l'Italia finalmente in prima linea da un punto di vista organizzativo, in grado di prevedere accoglienza e aiuti nei confronti di quei paesi disperatamente in cerca di democrazia e sviluppo. Purtroppo, come in un infinito gioco dell'oca, troppo spesso si ritorna al punto di partenza dei volgari interessi economici e/o politici a muovere il tutto.
Intanto, notizia recente, il premier finlandese in carica Juha Sipila ha dichiarato di voler mettere a disposizione dei migranti la sua casa di campagna, che occupa raramente a causa dei propri impegni istituzionali. Boutade propagandistica? Chissà. La cosa certa è che nei paesi nordici il concetto di fare politica è piuttosto differente dal nostro. Riusciamo ad immaginare Renzi o Berlusconi prendere un impegno di tal genere? Nemmeno in sogno. E pure le parole del Papa sull'apertura delle chiese ai migranti sono state messe in discussione dagli stessi parroci, abbastanza restii ad aprire la loro (ma non era la casa del Signore?) dimora ai bisognosi. Caviamocela così: è nella natura umana aiutarsi per proprio conto. E se nasci in un posto svantaggiato peggio per te, sei sfortunato e la fortuna sostiene i forti. E se sei bianco, di buona famiglia e con qualche conoscenza alle spalle sicuramente la tanto agognata fortuna non si volterà dall'altra parte. Il reality show in diretta mondiale tra i pochi vincitori e i troppi eliminati può tranquillamente continuare...

 

Giuseppe Gismondi
Roma

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